Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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L'area protetta

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è collocato nell’Appennino centro-orientale e si estende per 150.000 ha nelle regioni Abruzzo, Lazio e Marche, sebbene la maggior parte del suo territorio ricada in Abruzzo.
Nella sua porzione più settentrionale, il Parco è caratterizzato dai Monti della Laga, una catena montuosa di natura arenaceo-marnosa che ne costituisce il settore più verde e boscoso, contraddistinto da rilievi arrotondati ed incisi da profonde vallate e da un reticolo di corsi d'acqua, spesso origine di suggestive cascate. Qui crescono castagneti, querceti, boschi di abete bianco, piccoli nuclei di betulla e, tra i 1.000 ed i 1.800 metri di quota, vaste faggete.
Nella porzione meridionale del Parco, invece, si impongono i Monti Gemelli e la catena montuosa del Gran Sasso, di natura carbonatica, caratterizzati da una morfologia peculiare, aspra ed "alpina", con imponenti e selvagge pareti rocciose che rendono queste montagne uniche in tutti gli Appennini ed offrono siti di nidificazione per l'aquila reale, il falco pellegrino, il lanario ed il gufo reale. Tra di esse spicca il Corno Grande (2.912 m di altitudine), la vetta più alta degli Appennini.
Quasi ovunque emergono evidenti tracce di fenomeni carsici e della presenza di antichi ghiacciai dei quali rimane oggi un unico superstite, il Calderone, quasi scomparso.
Le cime più alte custodiscono molte delle specie più interessanti della flora del Parco, eccezionalmente ricca con le sue oltre 2.000 entità, tra le quali endemismi e relitti glaciali di origine nordica ed orientale. Le alte quote sono anche il rifugio della piccola arvicola delle nevi, relitto glaciale, e della rara vipera dell'Orsini, e sono frequentate da molte specie di uccelli tra i quali fringuello alpino, coturnice, codirossone, gracchio alpino e gracchio corallino.
La vastità e l'integrità del territorio accolgono mammiferi rari quali lupo, camoscio d'Abruzzo e gatto selvatico.
Suggestivi borghi, castelli ed abbazie completano il paesaggio e, assieme a numerosi e tipici prodotti gastronomici, contribuiscono a rendere questo territorio di estremo interesse a 360 gradi.

Parco Gran Sasso-Laga e veleno

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è un territorio nel quale l'uso del veleno è un fenomeno poco diffuso nonostante condizioni socio-ambientali decisamente a rischio (presenza del lupo, attività agricolo-pastorali molto diffuse, ricerca del tartufo molto praticata ecc.). Rispetto a limitrofe aree appenniniche nelle quali vengono registrati periodici ma abbastanza frequenti episodi di avvelenamento, che interessano anche specie protette come lupo e grifone, il Parco appare un'isola felice.
Negli ultimi dieci anni all'interno del Parco è stato rilevato soltanto un episodio di avvelenamento nel dicembre 2014 mentre altri episodi, per lo più riguardanti animali domestici, sono stati registrati in zone di confine con l'area protetta.
Questa favorevole situazione è il frutto di una politica gestionale di lunga data che viene portata avanti dall'Ente Parco e che punta alla concertazione con le categorie di interesse presenti, allo scopo di venire incontro, per quanto possibile, alle esigenze di agricoltori ed allevatori e favorire una loro convivenza con specie problematiche.
Hanno contribuito a sviluppare questo modello gestionale anche due progetti LIFE realizzati negli anni passati, Coex ed EXTRA.
Incoraggiare l'uso di recinzioni tradizionali ed elettrificate e di cani di guardiania, favorire la formazione di personale esperto in tecniche di prevenzione ed analisi dei danni da predazione e confronto con le categorie di interesse sono stati i capisaldi dell'azione del Parco.
Il progetto LIFE ANTIDOTO e l'attività dei Nuclei Cinofili Antiveleno www.lifeantidoto.it si sono inseriti in questo contesto ed hanno permesso di disporre di nuovi strumenti per la prevenzione dell'uso del veleno e per la mitigazione del suo impatto sulla fauna ma anche dato l'opportunità di svolgere un'efficace opera di sensibilizzazione della popolazione nei confronti dell'uso del veleno.
Le azioni previste dal progetto LIFE PLUTO permetteranno di rafforzare la collaborazione con il mondo zootecnico (soprattutto grazie alla gestione di un carnaio per rapaci) e di proseguire le campagne di sensibilizzazione.
Gli NCA resi operativi con ANTIDOTO continueranno, dal canto loro, a tenere sotto controllo il territorio grazie ad un contributo ad hoc del Ministero dell'Ambiente, e potranno estendere il loro contributo ad aree limitrofe, supportando i nuovi Nuclei Cinofili Antiveleno del CFS che opereranno nell'ambito del progetto LIFE PLUTO.

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  • Il Gran Sasso d'Italia
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  • La piana di Campo Imperatore
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  • Aster alpinus
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  • Il panorama da Rocca Calascio
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  • Grifone
LIFE13 NAT/IT/000311 PLUTO
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