Il veleno in Europa

L’uso illegale del veleno è una pratica diffusa in tutta l’Europa, anche se il suo impatto sulla specie selvatiche risulta maggiormente grave in Spagna ed in alcuni paesi dell’Europa orientale.
La Spagna è stato il primo paese europeo ad avere consapevolezza della pesante incidenza del veleno sulla conservazione di molte specie, per il fatto che la pratica dell’avvelenamento è estremamente radicata nel territorio e che i contingenti delle popolazioni di rapaci necrofagi sono così numerosi che il rinvenimento di carcasse di animali avvelenati non risulta così improbabile come in altri paesi.
In Spagna la persecuzione dei predatori è stata legale e pianificata a livello statale tra il 1953 ed il 1968, in alcune zone sino agli ’80, e l’uso dei bocconi avvelenati è stato definitivamente proibito soltanto nel 1989. Dal 1995 l’uso del veleno contro la fauna è un reato penale.
Un tempo il veleno veniva utilizzato soprattutto nel mondo pastorale; oggi viene ancora largamente impiegato soprattutto nei cotos privados de caza, grandi aziende faunistico venatorie, per sterminare i predatori e proteggere specie cacciabili quali pernici e conigli.
Il veleno viene considerato attualmente la minaccia principale per la conservazione di sette specie di rapaci inclusi nell’allegato I della Direttiva Uccelli (che elenca le specie vulnerabili, rare o minacciate dell’Unione Europea): aquila imperiale iberica, gipeto, capovaccaio, avvoltoio monaco, aquila reale, aquila del Bonelli, nibbio reale e nibbio bruno.
Costituisce, inoltre, una grave minaccia per orso e lupo, due specie che in Spagna presentano un areale già molto ristretto e contingenti limitatissimi a causa della passata e severa persecuzione umana.
Tra il 2005 ed il 2010 in Spagna è stata registrata la morte per avvelenamento di 4.395 animali. Dal momento che si ritiene che venga ritrovato e segnalato tra il 7 ed il 10% dei casi, si può stimare che siano morti circa 45.000 animali in soli cinque anni. Responsabili della stragrande maggioranza dei casi risultano i pesticidi carbammati Aldicarb e Carbofurano.
Tra le specie selvatiche più colpite figurano grifone (953 esemplari), volpe (397), nibbio reale (297), nibbio bruno (212), gatto selvatico (207), avvoltoio monaco (133) e capovaccaio (69). Purtroppo sono anche rilevanti i decessi di specie fortemente minacciate quali aquila imperiale iberica (30), lupo (16) e gipeto (13). Il nibbio reale risulta la specie più sensibile al veleno, tanto da aver subito negli ultimi anni un drammatico calo numerico.
Informazioni dettagliate sulla situazione spagnola possono essere reperite in un'interessante pubblicazione prodotta nell’ambito del progetto LIFE VENENO (www.venenono.org/) da Seo-BirdLIFE scaricabile qui: http://tinyurl.com/mphrhh9
L’Andalusia è la regione nella quale viene registrato il maggior numero di casi di avvelenamento, non solo perché vi viene largamente praticata l’attività venatoria ma anche perché è la regione che ha intrapreso sin dal 2004 una strenua lotta all’uso del veleno, che ha, innanzitutto, favorito la conoscenza del fenomeno.
Nel 2004 la Junta de Andalucía ha iniziato ad impiegare, prima in Europa, un Nucleo Cinofilo Antiveleno ed ha, inoltre, attivato una specifica Strategia contro l’uso del veleno composta da 61 misure di prevenzione e repressione che ha portato, nell’arco di 10 anni, ad una riduzione significativa dei casi di avvelenamento, riuscendo anche ad ottenere numerose condanne per il reato in questione.

Nei paesi dell’Europa orientale l’uso del veleno ha spesso come bersaglio diretto l’aquila imperiale orientale, “colpevole” di alimentarsi soprattutto di lepri e fagiani a causa della diminuzione delle sue prede predilette, il citello ed il criceto, piccoli roditori in crisi demografica a causa delle modificazioni subite dal loro habitat.
Il conflitto con i cacciatori ha determinato un uso massiccio del veleno che ha portato, tra il 2005 ed il 2012, alla morte di 44 esemplari. Gravemente colpita dal veleno risulta anche l’aquila di mare.
Azioni per la conservazione dell’aquila imperiale e per contrastare l’uso del veleno sono state realizzate nell’ambito del progetto LIFE Helicon in Ungheria (http://imperialeagle.hu/).
Nei paesi balcanici l’uso del veleno è stato legalmente impiegato contro i predatori, soprattutto volpi e lupi, sino agli ’80 del XX secolo ed è stato responsabile del crollo delle popolazioni di rapaci necrofagi. La pratica, purtroppo, è ancora molto diffusa; la sostanza tossica più utilizzata è la stricnina che, tra l’altro, è responsabile dell’estinzione dell’avvoltoio monaco dalla Bulgaria e dall’area nord-occidentale dei Balcani nonché del pessimo stato di conservazione del lupo in Bulgaria.
Numerosi episodi di avvelenamento hanno interessato, negli ultimi decenni, soprattutto capovaccaio e grifone, alcuni dei quali particolarmente gravi (nel 1993 ben 62 capovaccai furono avvelenati in una discarica di un paese della Macedonia mentre nel 2003 morirono altri 7 capovaccai nella parte orientale dei Monti Rodopi). Il progetto LIFE Neophron (www.lifeneophron.eu), finalizzato alla conservazione del capovaccaio in Bulgaria ed in Grecia, ha permesso di porre l'accento sul problema dell'avvelenamento e di attivare in Grecia due unità cinofile antiveleno.
In Grecia la definitiva proibizione dell’uso di sostanze tossiche risale al 1993. L’uso del veleno è attualmente una pratica comune e la sostanza tossica più impiegata risulta l’insetticida metomil. Qui il veleno ha inferto colpi micidiali all’avvoltoio monaco ed all’aquila reale oltre che al grifone ed al capovaccaio. Ha, inoltre, causato la morte di svariati orsi e lupi. Misure per contrastare l’uso del veleno sono previste anche nel progetto LIFE Arcpin (http://www.lifearcpin.gr/).

In Gran Bretagna i bocconi avvelenati vengono sparsi soprattutto per uccidere i predatori di specie cacciabili, volpi in primis, ed ha un impatto significativo soprattutto sul nibbio reale. La specie, reintrodotta con successo in Gran Bretagna a partire dal 1989 ed ora presente con oltre 3.000 coppie, è estremamente sensibile alla presenza del veleno per vari fattori ecologici, primo tra tutti il fatto di cibarsi di piccole prede e, dunque, di riuscire ad individuare ed ingerire i piccoli bocconi avvelenati.
Il problema dell’avvelenamento appare particolarmente grave in Scozia, dove la popolazione, a differenza di altre aree del Regno Unito, non riesce ad aumentare proprio a causa dell’elevata mortalità per avvelenamento. Dal 1989 al 2014 vi sono stati rivenuti morti per avvelenamento ben 60 nibbi reali.
Stesso problema sembra affliggere la nuova, reintrodotta, popolazione irlandese.

  • Immagine 1
  • Aquila imperiale avvelenata in Ungheria
  • Immagine 2
  • Una femmina di capovaccaio avvelenata nei Monti Rodopi, Bulgaria
  • Immagine 3
  • Strage di rapaci in Ungheria
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