Il veleno

Chi e perché

L’uso illegale del veleno è un fenomeno diffuso in molte aree europee, solitamente praticato:
dagli allevatori, per proteggere il bestiame da predatori come volpi, cani randagi, lupi, orsi e linci;
dai cacciatori, per proteggere specie cacciabili come pernici, fagiani, lepri ed ungulati dalla predazione di volpi, lupi, rapaci ecc.;
dai cercatori di tartufi per eliminare i cani di proprietari “concorrenti”;
da cacciatori e cercatori di tartufo che competono per utilizzare i medesimi territori;
da allevatori e/o da semplici cittadini per uccidere cani e gatti “vaganti” o randagi;
dagli agricoltori, per proteggere le colture dagli orsi.

L’uso di bocconi avvelenati, dunque, è scatenato sia da motivazioni riconducibili al disagio di categorie produttive spesso già svantaggiate che da interessi economici nell’ambito di attività hobbistiche e/o venatorie.
I bocconi avvelenati vengono utilizzati anche in aree urbane e peri-urbane per eliminare cani e gatti randagi o per insofferenza verso gli animali domestici dei vicini di casa, costituendo così un serio pericolo anche per la salute pubblica.

Come

Questa pratica viene attuata con lo spargimento di esche avvelenate che, in genere, sono bocconi o altre parti carnee infarcite o cosparse di sostanze tossiche. Quelle più utilizzate sono fitofarmaci, rodenticidi e molluschicidi.
Alcune di esse sono facilmente reperibili perché si tratta di prodotti usati in agricoltura; di altre, invece sono proibiti l’uso ed il commercio da molti anni.
I veleni, ingeriti di solito in quantità consistenti, determinano intossicazioni acute che provocano sintomi neurologici, emorragici o gastroenterici seguiti dalla morte dell’animale.
La maggior parte dei veleni, purtroppo, non ha un antidoto specifico.

Le vittime

Oltre ad essere una pratica illegale, l’uso del veleno è una pratica non selettiva che può provocare la morte diretta ed indiretta di numerose specie di animali sia domestici che selvatici.
Principali specie bersaglio dei bocconi avvelenati sono il lupo e la volpe, a causa di una difficile convivenza con allevatori e cacciatori.
In genere i rapaci necrofagi (nibbio reale, grifone, capovaccaio, gipeto, aquila reale ecc.) sono vittime collaterali, perché non sono il bersaglio diretto del veleno ma possono individuare e cibarsi dei bocconi avvelenati oppure degli animali morti per avvelenamento.
Una sola carcassa avvelenata, dunque, può provocare una vera e propria strage, uccidendo numerosi individui appartenenti a specie diverse.
In Europa l’uso illegale del veleno è responsabile o co-responsabile, assieme all’abbattimento con armi da fuoco, della scomparsa dell’orso e del lupo da molte aree ed anche dell’estinzione o della drastica diminuzione e della contrazione dell’areale di molte specie di rapaci quali capovaccaio, grifone ed avvoltoio monaco.

Come contrastare l’uso illegale del veleno

Contrastare l’uso del veleno implica la necessità di agire su più fronti. E’ indispensabile, innanzitutto, disporre di conoscenze dettagliate sul fenomeno, limitare le motivazioni scatenanti, sensibilizzare la popolazione e disporre di strumenti idonei per limitare le conseguenze dell’uso del veleno, per rilevare il reato e per perseguirlo.
Uno dei punti cruciali è quello di contenere i conflitti tra mondo agricolo-zootecnico e predatori, instaurando un confronto continuo e costruttivo tra enti gestori e categorie per concordare misure condivise che favoriscano l’attività agricola e pastorale e, al contempo, la conservazione di specie protette.
Misure estremamente efficaci in questo senso risultano il rapido e congruo risarcimento di eventuali danni e l’incentivazione di pratiche gestionali corrette per la protezione del bestiame (adozione di cani da guardiania, impiego di recinzioni fisse e mobili, utilizzazione di ricoveri notturni ecc.).
Fattore altrettanto importante è il controllo del randagismo e dei cani vaganti.
Una strategia di contrasto efficace deve prevedere la sensibilizzazione della popolazione, favorire la denuncia dei casi di avvelenamento da parte dei cittadini, attivare Nuclei Cinofili Antiveleno, formare il personale veterinario e di polizia giudiziaria, favorire l’instaurarsi di una proficua collaborazione tra i soggetti coinvolti (ASL veterinarie, Istituti Zooprofilattici Sperimentali, organi di Polizia Giudiziaria, veterinari ecc.).
L’attivazione di Nuclei Cinofili Antiveleno risulta uno strumento imprescindibile per conoscere la reale entità del fenomeno, per prevenirne l'uso e limitarne le conseguenze e per supportare il personale di polizia nell’esame dei luoghi di rinvenimento di bocconi e/o carcasse e nello svolgimento delle indagini e delle perquisizioni.
Un’analisi più dettagliata del fenomeno e di proposte normative e gestionali di contrasto è contenuta nella pubblicazione Strategia contro l’uso del veleno in Italia prodotta nell’ambito del progetto LIFE ANTIDOTO (http://tinyurl.com/bqhgpjl).

  • Immagine 1
  • Un rigatone cosparso di granuli del fitofarmaco (proibito) Aldicarb
  • Immagine 2
  • Tasso avvelenato pronto per la necroscopia
  • Immagine 3
  • Lupo avvelenato
  • Immagine 4
  • Grifone avvelenato in Abruzzo
  • Immagine 5
  • Volpe avvelenata localizzata da un cane antiveleno
  • Immagine 6
  • L'orso bruno marsicano Bernando, morto avvelenato nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise nel 2007
LIFE13 NAT/IT/000311 PLUTO
Copyright © 2015 - Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
P. IVA 01439320662 - Tutti i diritti riservati
Il sito è realizzato con il contributo dello strumento finanziario LIFE della Comunità Europea