Avvoltoio monaco (Aegypius monachus)

Carta d’indentità
Apertura alare: 250-295 cm (è il più grande degli avvoltoi europei).
Piumaggio dell’adulto: marrone scuro-nero brillante con capo coperto da piume grigio-marroni e parti nude rosa.
Silhouette: in volo il monaco appare come un grosso rettangolo con ali lunghe e larghe, testa e coda poco sporgenti.
Ambiente: zone collinari e montuose con aree aperte e presenza di boschi di leccio, sughera e pini.
Nidificazione: su grandi alberi, raramente su rocce (più frequentemente in Asia).
Cibo: carogne.
Uova: 1.
Presenza: sedentario, i giovani tendono a disperdersi.

Distribuzione e status
L’avvoltoio monaco ha un areale che comprende il Paleartico meridionale e l’Asia sino alla Cina. L’IUCN -Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (2008)- l’ha inserita tra le specie “Prossime alla minaccia” perché la già piccola popolazione mondiale (7.200-10.000 coppie) sta subendo un forte declino nell’areale asiatico.
In Europa, dove viene catalogata come specie “Rara” (Birdlife International, 2004), nidifica solo in pochi paesi e tra questi è la Spagna ad ospitare la quasi totalità della popolazione (1.845 coppie).
In Italia l’avvoltoio monaco è estinto come nidificante. La specie nidificava in Calabria sino al principio del XX secolo ed in Sardegna sino agli ’60. Fino almeno al XVII secolo nidificava nelle Alpi piemontesi e nelle Foreste Casentinesi (Appennino centrale).
Individui erratici, quasi tutti provenienti dalla Francia dove è in corso un progetto di reintroduzione, sono stati osservati in questi ultimi anni in Piemonte, Friuli, Toscana, Marche, Lazio, Sicilia e Sardegna.

Veleno ed altre minacce
Il veleno appare una delle minacce più gravi per la conservazione della specie.
Nel 1980-81 la reintroduzione del monaco fu tentata in Sardegna, da parte della LIPU, con la liberazione di una coppia proveniente dall'Afghanistan, rilasciata nel territorio Bosano (SS). Entrambi gli esemplari furono ritrovati morti avvelenati dopo pochi mesi dal rilascio.
Altre minacce sono il taglio dei boschi, l’elettrocuzione, l’impatto contro linee elettriche ed impianti eolici, il bracconaggio, il disturbo nei siti di nidificazione, l’antropizzazione del territorio (incendi, apertura di strade e piste forestali, escursionismo), la minor disponibilità di cibo legata anche alla chiusura di discariche e, in Spagna, dei luoghi dove gli allevatori erano soliti smaltire i capi di bestiame morti, chiamati muladares o vertederos.

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  • Avvoltoio monaco
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