Bocconi avvelenati ed animali morti per avvelenamento, nessuna provincia italiana sembra esserne immune

Grazie all'attività dei sei Nuclei Cinofili Antiveleno creati dai Carabinieri Forestali nel 2016 nell'ambito del progetto LIFE PLUTO, con il cofinanziamento della Commissione Europea, più tempo passa e più episodi di uso del veleno vengono rilevati. Alcuni di essi hanno interessato la Provincia di Arezzo.

Dall'inizio della sua attività il Nucleo Cinofilo Antiveleno del Coordinamento Territoriale Carabinieri per l’Ambiente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna - Comando Stazione La Verna - Vallesanta ha compiuto numerosi interventi sia nel territorio del Parco che in altre aree di Toscana ed Emilia Romagna.
Ed il numero di ispezioni positive, nell'ambito delle quali sono stati rinvenuti bocconi avvelenati o carcasse di animali morti per avvelenamento, purtroppo continua a salire a testimonianza del fatto che l'uso illegale del veleno è una pratica frequente sia in ambito urbano che in aree di pascolo, ricerca del tartufo ed attività venatoria.
Tra le ultime ispezioni positive che l'NCA dei Carabinieri Forestali con sede nel Parco delle Foreste Casentinesi ha effettuato ne figurano tre che hanno interessato, agli inizi di novembre 2017, una zona del Comune di Caprese Michelangelo, in provincia di Arezzo. Qui, tra l'altro, si era già verificato l'avvelenamento di due lupi nel febbraio precedente.
Questa volta vittime del veleno sono stati quattro cani da pastore o, quantomeno, i quattro cani sono state le sole vittime che è stato possibile rinvenire.
Il Nucleo Cinofilo Antiveleno, allertato dai colleghi Carabinieri forestali di Pieve S. Stefano a seguito del ritrovamento di tre cani morti, ha effettuato tre difficoltose ispezioni in questa zona adibita a pascolo ovino e grazie al fiuto infallibile dei cani Puma e Titán ed alla perizia del conduttore è riuscito ad individuare e recuperare quattro salsicce ed una quarta carcassa di cane.
La carne che componeva le salsicce risultava mescolata a granuli nerastri che, con buona probabilità, appartengono ad una sostanza tossica.
Indubbiamente la rimozione delle salsicce e del cane ha limitato i danni, evitando che altri animali si cibassero della carne o della carcassa avvelenate, ma ciononostante, anche se il Nucleo ha perlustrato l'area in lungo ed in largo, non si può escludere che qualche animale selvatico sia andato a morire lontano dal luogo in cui ha ingerito il veleno.
Con quale finalità e da chi siano stati sparsi i micidiali bocconi saranno le indagini, ancora in corso, a cercare di stabilirlo.

  • Immagine 1
  • Salsiccia imbottita di granuli tossici
  • Immagine 2
  • Salsiccia avvelenata localizzata dal cane Puma
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