In totale, le Unità Cinofile Antiveleno gestite dal CUFA (Comando Unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri) hanno effettuato 729 ispezioni che hanno interessato 9 regioni e 19 province italiane ed una notevole molteplicità di ambienti: zone urbane e periurbane, aree rurali, boschi, aree di ricerca del tartufo, aziende faunistico venatorie ecc. Delle ispezioni realizzate, 502 sono state di carattere preventivo e 227 urgenti, scattate a seguito della segnalazione di casi di sospetto avvelenamento.
Elementi potenzialmente relazionati con episodi di uso del veleno o con altri reati contro la fauna sono emersi nel corso di 90 ispezioni, nell'ambito delle quali sono stati rivenuti bocconi ed esche (avvelenati o strutturati in maniera tale da provocare danni fatali a chi li avesse ingeriti), carcasse di animali, lacci per il bracconaggio su mammiferi e vari altri elementi di interesse.
Considerando che, per vari motivi, non sempre si riesce ad ottenere una conferma della presenza di veleno dalla necroscopia e/o dalle analisi di laboratorio, le ispezioni positive al veleno sono stimate in almeno 44 ed hanno portato all'individuazione e rimozione di 63 bocconi ed esche e di 29 carcasse di animali.
| Ispezioni effettuate | Ispezioni positive | N. bocconi rinvenuti | N. carcasse rinvenute |
| 729 | 90 | 63 | 29 |
Tra le carcasse rinvenute, i numeri più significativi riguardano cane, gatto e volpe ma a morire avvelenati sono anche lupo, riccio, faina, nibbio reale, gazza ed altre specie.
La prevalenza di cane e gatto è legata al fatto che la rilevazione del loro avvelenamento è più probabile rispetto a quella di animali selvatici così come la segnalazione degli episodi di avvelenamento che li interessano.
Per quanto riguarda la volpe, merita evidenziare come, in Italia, essa risulti la principale specie selvatica "spia" della presenza del veleno: ciò per il fatto che ne è spesso il bersaglio, che è molto vulnerabile alla minaccia e che è diffusa e presente in molti ambienti diversi, inclusi quelli frequentati dalle persone che, quindi, possono individuare e segnalare i rinvenimenti.
E' importante sottolineare come gli episodi di avvelenamento ai danni di cane e gatto spesso si verifichino in aree rurali, periurbane e boschive e che, pertanto, essi costituiscono una minaccia anche per le specie selvatiche che le frequentano: queste possono rimanere vittima dei bocconi avvelenati o cibarsi di cani e gatti morti per avvelenamento.
Per 32 ispezioni positive al veleno sono note le sostanze tossiche utilizzate per confezionare i bocconi avvelenati rinvenuti o individuate nelle carcasse degli animali repertati. Si tratta di 12 diverse sostanze impiegate singolarmente e di cinque cocktail di tossici.







